Salute, Nursing Up. Dal Mef e Ragioneria dello Stato e dalla Commissione Affari Sociali della Camera arrivano due nuovi colpi di mannaia alla sanità italiana

Roma, 22/05/2024

Raccontano l’aggravarsi della crisi, tra stipendi poco dignitosi e carenza di personale drammaticamente irrisolta.

ROMA 22 MAG 2023 - Due autorevoli indagini, in un colpo solo, corroborano le nostre denunce sull’acuirsi della crisi della sanità italiana, che attraversa il peggior momento storico degli ultimi 15 anni, in particolar modo legato alla carenza di personale ormai cronica (175mila infermieri mancanti all’appello) e agli stipendi fermi al palo da circa 8 anni.

Regna un profondo e giustificato pessimismo nei professionisti sanitari, in merito ad una possibile positiva evoluzione, entro l’anno in corso, della triste realtà che caratterizza “il proprio quotidiano”, proprio perché non si intravede all’orizzonte una reale valorizzazione economico-contrattuale e la politica non è stata fin qui capace di sanare almeno in parte la voragine di infermieri.

Il Mef e la Ragionieria dello Stato, da una parte, e la Commissione Affari Sociali della Camera dall’altro: due colpi di mannaia in piena regola a testimoniare l’inefficacia dell’azione delle istituzioni, incapaci dare finalmente una svolta ad un sistema sanitario in grande affanno».

Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up.

«Ecco i dati sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici: confermano sì una minima evoluzione degli investimenti nella sanità, che porta il settore a circa il 20% della spesa complessiva nell’ambito della pubblica amministrazione, ma la realtà ci dice che settori come ad esempio quello dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate (35mila euro annui), dei dipendenti di Palazzo Chigi (possono arrivare anche oltre i 60mila euro), e in parte del Settore dell’Istruzione e della Ricerca, guadagnano mediamente molto di più di un infermiere, la cui professione, altamente usurante e carica di elevate responsabilità, non può essere paragonata, con tutto il rispetto, a quella di chi passa la giornata davanti ad un computer.

Ci surclassano le dirigenze, quelle in particolar modo regionali, dove ci sono stipendi oltre gli 80mila euro.

Tra un professionista dell’assistenza e una dirigenza amministrativa c’è un vero abisso, una sproporzione enorme e ingiustificata.

Peggio di noi solo i dipendenti comunali. I nostri 1500 euro base, senza premialità, ci mettono più o meno sullo stesso piano di un insegnante, un’altra categoria in seria difficoltà.

La seconda indagine è quella della Commissione Affari Sociali della Camera, che corrobora le nostre recenti denunce sul rischio di vivere l’ennesima estate tribolata nei pronto soccorsi e nei reparti di emergenza urgenza.

Il report infatti fotografa “una situazione difficile, che oggi in Italia rappresenta la ‘punta dell’iceberg’ e la conseguenza di problemi fin troppo complessi, connessi gli uni con gli altri”, tra le cause “la mancanza di 4.500 medici e 10mila infermieri, i tempi di attesa per il ricovero (boarding), la carenza di posti letto disponibili nei reparti di degenza causata e la difficoltà a garantire un turnover adeguato del persone”. Gli accessi al pronto soccorso, secondo l’indagine, “hanno raggiunto numeri elevatissimi, che secondo alcune stime dovrebbero superare i 20 milioni l’anno, con un incremento in determinati periodi, legato alla stagionalità di fattori epidemiologici e alla mobilità della popolazione (periodo influenzale e periodi di vacanza e turismo”. Inoltre è stato riscontrato “l’elevato numero di accessi impropri: numerosi sono gli assistiti che si auto-presentano al pronto soccorso; il numero di ‘codici verdi’ e di ‘codici bianchi’ supera abbondantemente il 50% degli accessi totali”. 

Siamo di fronte ad una sperequazione che racconta il reale stato di salute della nostra sanità, dice De Palma. La nostra professione perde ogni giorno di attrattività a causa di una condizione economica poco dignitosa, e l’irrisolta carenza di personale, destinata ad aggravarsi, è una enorme nube nera sul futuro del nostro Sistema Salute. Non possiamo stare a guardare, occorre agire e nel minor tempo possibile per uscire da questo precipizio in cui siamo piombati», conclude De Palma.