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Sentenza della Corte di Cassazione: quando e’ legittimo il licenziamento per assenza giustificata.



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                                                                                                                                                                                                                                                        Roma,  14/07/2014

 

                                                                                                                                                                                                                Ai Dirigenti Sindacali di tutti i livelli operativi

                                                                                                                                                                                                                                       E per loro tramite agli associati

 

 

OGGETTO: Sentenza della Corte di Cassazione:  quando e’ legittimo il licenziamento per assenza giustificata.

 

 

Tutto parte da quando un’azienda ha fatto ricorso alla Corte di Cassazione per rivendicare , da parte di un lavoratore, la violazione dell’art. 5 L. 604/1966 sui licenziamenti individuali.

L’azienda infatti ha portato davanti ai giudici la constatazione secondo la quale i precedenti gradi di giudizio non avevano considerato il fatto che il lavoratore non era stato in grado di discolparsi riguardo alle assenze ingiustificate da lui effettuate.

Contemporaneamente pero’, e qui sta il cuore del problema, l’azienda non era riuscita a dimostrare le assenze contestate  (questo sarebbe potuto avvenire con relazioni tecniche, testimoni, documenti ecc..) e l’unica “prova” fornita e’ stata l’indicazione dello stesso atto di contestazione disciplinare.

 

Ebbene, con la Sentenza n 7108 del 2014 la Corte di Cassazione ha ribadito che il licenziamento e’ illegittimo se il datore di lavoro non riesce a dimostrare, nella loro materialità, le assenze ingiustificate: tutto questo perche’ il principio che fa fede e’ che l’onere della prova della sussistenza della giusta causa o del giustificato motivo (rimandiamo alla nostra circolare su questi temi post riforma Fornero) e’ a carico del datore di lavoro.

Al lavoratore spetta invece la possibilità di giustificare il proprio comportamento o le connessioni a cause non dipendenti dalla propria volontà.

 

Aggiungiamo che, sull’assenza ingiustificata, esiste molta giurisprudenza dalla quale si evince che la stessa puo’ essere causa di licenziamento solo in base ad un principio di proporzionalità, quindi la valutazione del mancato adempimento deve essere sempre commisurata alle mansioni che svolge il dipendente e a come la sua assenza rileva sulle attività dell’azienda. In ultima analisi va presa in considerazione la proporzione tra i fatti e la sanzione irrogata, che puo’ essere il licenziamento solo ed esclusivamente se , a seguito di quanto commesso, viene meno il rapporto di fiducia tra il datore di lavoro ed il lavoratore.

 

Appare chiaro che, nel fatto di specie, anche in riferimento all’ultimo concetto di cui sopra, l’abbandono ingiustificato del posto di lavoro che non provochi il blocco del lavoro stesso o un danno grave per l’intera attività produttiva dell’azienda, non puo’ rappresentare , di per se stesso, causa di licenziamento.

 

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