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Stabilizzazioni precari ,pubblicato il D.P.C.M. Per il Nursing Up, che annuncia battaglia a tutti i livelli, si tratta di un provvedimento carente e lacunoso .



Associazione Nazionale SINDACATO Professionisti Sanitari della Funzione Infermieristica
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Roma, 27 aprile  2015

 

 

 

Ai Dirigenti Sindacali di tutti i livelli operativi

E, per loro tramite agli associati

 

 

D.P.C.M.  6 marzo 2015 - Disciplina delle procedure concorsuali riservate per l’assunzione di personale precario del comparto sanità.

 

E’ stato pubblicato sulla G.U. del 23.04.2015,  Serie generale n 94 il DPCM in oggetto.

 

Il DPCM prevede la possibilità di avviare procedure concorsuali riservate al personale precario degli enti del Servizio sanitario nazionale per coprire sino al 50% dei posti disponibili.

Potranno essere stabilizzati i precari del SSN che abbiano prestato un servizio effettivo non inferiore ai tre anni nell’ambito del quinquennio precedente.

 

Per noi del Nursing Up questo è anche il Decreto della vergogna!

 

Un giudizio lapidario, perché questo provvedimento non risolve il problema dei  numerosissimi precari  della sanità o meglio, non risolve il problema di tutti loro, dal momento che sono state mantenute le importanti limitazioni contro le quali il nostro sindacato si è fortemente battuto in sede Ministeriale.

Ci sono i colleghi precari che , in applicazione del DPCM resteranno esclusi, a causa delle limitazioni che infarciscono il provvedimento !  Basta infatti soffermarsi sul contenuto degli articoli 2 e 3 per leggere :

 

  Art. 2 - Procedure concorsuali riservate

1. Gli Enti, entro il 31 dicembre 2018, possono bandire procedure concorsuali, per titoli ed esami, per assunzioni a tempo indeterminato del personale di cui all’art. 1.

2. Nel rispetto del principio dell’adeguato accesso dall’esterno le procedure di cui al comma 1, bandite nel

rispetto dei vincoli di contenimento della spesa di personale previsti dalla legislazione vigente, così come richiamati in premessa, previo esperimento delle procedure di cui all’art. 34 -bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono riservate al personale in possesso dei requisiti di cui all’art. 1, commi 519 e 558, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e all’art. 3, comma 90, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, nonché al personale che alla data del 30 ottobre 2013 abbia maturato negli ultimi cinque anni, almeno tre anni di servizio, anche non continuativo, con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, anche presso enti del medesimo ambito regionale diversi da quello che indice la procedura.

3. Alle procedure concorsuali di cui al presente decreto si applicano per ciascuna categoria di personale le disposizioni rispettivamente previste dall’ordinamento.

 

Art. 3.

Limiti per l’attuazione delle procedure concorsuali

1. Le procedure concorsuali di cui al presente decreto sono avviate, fermi restando gli obiettivi di contenimento della spesa complessiva di personale previsti dalla legislazione vigente citata nelle premesse, a valere sulle risorse finanziarie assunzionali relative agli anni 2015, 2016, 2017 e 2018, anche complessivamente considerate, nel rispetto della programmazione del fabbisogno, nonché, a garanzia dell’adeguato accesso dall’esterno, nel limite massimo complessivo del 50 per cento, in alternativa a quelle di cui all’art. 35, comma 3 -bis , del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 o in maniera complementare purché nel limite della predetta percentuale. L’avvio delle predette procedure tiene altresì conto di quanto previsto dall’art. 1, comma 174, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, in materia di blocco automatico del turn over, nonché, per le regioni soggette ai piani di rientro, dei differenti regimi e vincoli  assunzionali previsti dai piani medesimi.

 

Ora, è evidente che come sindacato abbiamo cercato di contrastare con tutte le nostre forze l’emanazione di “ un DPCM selettivo” , cioè un provvedimento che tratta i tanti precari italiani usando pesi e misure differenti .  Ciò nonostante , alle nostre giuste e chiare rivendicazioni la politica “ha fatto orecchie da mercante” :  Il DPCM che risulta dopo le modifiche imposte dal MEF,  è stato ricondotto ai vincoli generali previsti dalla normativa nazionale, limitando così fortemente il numero delle stabilizzazioni effettuabili e quello delle proroghe.

Per chi non parla il politichese proviamo ad indicare alcuni effetti che potranno avere le nuove disposizioni :

Diversamente da quanto molti pensano ,  in un’azienda sanitaria dove operano, solo per esempio,  100 precari  non viene garantito che ognuno di questi possa accedere alle procedure previste dal nuovo decreto tutt’altro , esistono situazioni aziendali laddove solo un numero bassissimo di precari possiede i requisiti per poter essere ammesso alla stabilizzazione,  tutto questo comporta che tali colleghi resteranno,  sorprendentemente, fuori dai giochi .

Per non parlare delle condizioni in cui versano i dipendenti precari operanti nelle tante regioni  sottoposte ai piani di rientro (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Piemonte, Puglia e Sicilia ), laddove parlare di stabilizzazioni generalizzate è praticamente utopia.   Ci chiediamo infatti per quale motivo con questo provvedimento  si è deciso, sostanzialmente, di penalizzare ancora una volta i lavoratori di queste regioni vittime incolpevoli , invece, della mala gestione “politica”, unica vera ragione del collasso subito dal sistema salute in  questi territori . 

Quelle sopra riportate sono solo alcune , importanti ragioni in base alle quali, se da un lato accogliamo favorevolmente la possibilità che il nuovo DPCM consente, di dare tranquillità a tanti colleghi che da anni operano come precari , non possiamo che denunciare le gravi lacune che questo provvedimento lascia e  non possiamo che combattere in ogni dove i tanti problemi che lascia sul campo, ancora aperti .

Come sindacato ci consideriamo sin da ora impegnati su più fronti:

-  in ogni azienda sanitaria, affinchè gli enti garantiscano il completamento del percorso di stabilizzazione al maggior numero possibile di precari con i quali intrattengono rapporti di lavoro e per questo le nostre delegazioni territoriali sensibilizzeranno ogni assessorato alla salute delle regioni chiedendo direttive che  consentano alle aziende sanitarie di applicare il provvedimento nella maniera più ampia possibile, anche ricorrendo agli strumenti a disposizione della  politica regionale, per quanto compatibili con la vigente legislazione nazionale.

-  a livello nazionale,  per chiedere le modifiche che riteniamo  indispensabili e per superare le limitazioni  imposte dall’ attuale DPCM , in particolare per ampliare la platea di riferimento, inserendo tra i destinatari del provvedimento di stabilizzazione tutti i colleghi oggi esclusi , ivi compresi quelli operanti a regime di co co pro  e con contratti di lavoro flessibili e atipici e  rimuovendo ogni limitazione che pesa sulle regioni sottoposte a piani di rientro (indipendentemente dall’avvenuto raggiungimento o meno degli obiettivi di spesa previsti dai singoli piani territoriali).

Chiediamo quindi, nel più breve tempo possibile,  indicazioni politiche chiare e determinate , per risolvere i gravi problemi aperti sul campo e per riconoscere pari dignità al lavoro ed alle aspettative di tutti i precari operanti nella sanità italiana. Chiediamo inoltre, l’adozione di regole uguali ed universali, che riconoscano medesimi diritti e possibilità per  tutti i precari in servizio nelle aziende sanitarie italiane , indipendentemente dalla regione in cui le stesse vengono applicate .

Ovviamente  non mancheremo di aggiornarvi sugli sviluppi.

 

 

Nursing Up – Il Sindacato degli Infermieri Italiani

 

 

Associazione Nazionale
Sindacato Professionisti Sanitari della Funzione Infermieristica

CF: 96340350584