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Firmato il primo ricorso del Nursing Up contro l'esclusione dai tavoli della contrattazione integrativa.

 

 Roma, 14 giugno 2018

 

A tutti gli associati

 

Firmato il primo ricorso del Nursing Up contro l'esclusione dai tavoli della contrattazione integrativa .

Gentili colleghi,

vi informo di aver sottoscritto definitivamente il ricorso in oggetto.

Nursing Up ricorre alla magistratura contro l’esclusione dai tavoli della contrattazione integrativa e decentrata in un’azienda ospedaliero universitaria della Toscana , un'esclusione che, come è ben noto a tutti, è dovuta alla mancata sottoscrizione del CCNL comparto sanità 2016-2018, per questo abbiamo chiamato in causa anche l’ARAN.

Il ricorso è il primo di altri, che abbiamo deciso di realizzare sul territorio nazionale attraverso le nostre delegazioni locali.

Con il ricorso di cui parliamo intendiamo impugnare e contestare  l'art. 8 del suddetto contratto. Una norma in palese contrasto con quanto sancito dall’articolo 39 della Costituzione e con l’articolo 11 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che tutela le libertà di riunione e di associazione in cui rientrano anche le libertà sindacali.

Vogliamo che la magistratura riconosca il diritto al dissenso del Sindacato.

Abbiamo deciso di non firmare il contratto perché lo riteniamo deteriore e inadeguato, ma allo stesso tempo non troviamo giusto essere fuori dalla contrattazione nonostante siamo Sindacato rappresentativo nella sanità pubblica.

Se il prezzo della libertà è questo, noi combatteremo in tribunale sollevando  la questione di legittimità dell'esclusione in ogni ambito giuridico possibile,  e cio’ anche in virtu’ di una  sentenza della Corte Costituzionale che afferma un principio che dovrebbe sostenere le nostre ragioni .

Il riferimento è alla sentenza n. 231/2013. Secondo la Consulta, infatti, le disposizioni che escludono dalle trattative quelle organizzazioni sindacali che, pur dotate della rappresentatività richiesta dalla legge, non hanno sottoscritto il testo contrattuale proposto dalla controparte, si pongono in evidente contrasto con gli articoli 2, 3 e 39 della Costituzione.

Per come la vedo io, un Sindacato, nel momento in cui viene costituito da parte dei lavoratori assume una mission, che è quella di difendere e tutelare gli interessi della gente che rappresenta.

Questo compito deve essere svolto in completa autonomia e libertà, senza rispondere a nessun tipo di pressione, da qualsiasi parte dovesse provenire. Ricordiamo che la legge italiana, in particolare lo Statuto dei lavoratori, vieta la costituzione dei sindacati di comodo (art.17), i cosiddetti sindacati gialli, ossia sindacati costituiti e sostenuti dai datori di lavoro o dalle loro associazioni.

Con l'art. 8 del CCNL della sanità, viene sanzionato in modo improprio il dissenso incidendo e condizionando la libertà del sindacato di scegliere le forme di tutela ritenute più appropriate per i suoi rappresentati.

Quando si fa un contratto e quando si va alle negoziazioni –a mio parere- un sindacato è chiamato a contemperare gli interessi che la Pubblica amministrazione asserisce di avere con quelli dei dipendenti, che il sindacato ben conosce perche’ coincidono con i propri.

Ebbene questo sindacato deve avere la possibilità di dire no a proposte o a pretese della PA, che ritiene contrarie agli interessi dei lavoratori. Soprattutto nel momento in cui questi scendono in piazza massicciamente, così come è successo in occasione della manifestazione di Piazza Santi Apostoli del 23 febbraio scorso, durante la quale migliaia di infermieri, nonostante la pioggia battente, hanno contestato il contratto appena sottoscritto (da altri!) . Questa presa di posizione è stata fortemente voluta dalla base ed il Nursing Up se n'è fatto carico.

Il nostro sindacato ritiene che qualsiasi comportamento della PA e quindi dell'Aran, o di chi autorizza la sottoscrizione di contratti di questo tipo, mette in discussione principi sacrosanti di democrazia sociale, visto che a un sindacato, così come accade oggi con l'art. 8 del Ccnl della sanità, viene impedito di esercitare la propria attività di rappresentanza nei contratti integrativi aziendali, se ha scelto di non firmare prima il CCNL.

In altre parole, significa che il sindacato dovrebbe accettare, obtorto collo, ciò che non condivide?

Dovrebbe farlo anche se si tratta di un contratto nazionale deteriore e penalizzante per i dipendenti?

Ed è questo il nostro caso.

Nursing Up , stando alla  norma del CCNL che noi contestiamo  , dovrebbe accettarlo per forza, se vuole continuare a difendere i dipendenti nelle aziende tanto e’ vero  che non avendo firmato il CCNL viene, automaticamente, escluso dalle trattative

A voi non suona  come una vera e propria costrizione ?

Per come la vedo io, tutto questo è contrario a qualsiasi principio di libertà, di espressione del pensiero e di difesa dei diritti dei lavoratori.

Quando si vieta ad un sindacato scelto e votato da decine di migliaia di persone che operano nella sanità pubblica, di rappresentare gli interessi dei suoi iscritti nei contratti delle aziende sanitarie  è come se gli si stesse dando un vero e proprio ultimatum: o firmi il contratto o niente, o dentro o fuori dalla contrattazione integrativa.

Questa situazione grida vendetta, bisogna far sapere alla gente e al nuovo Governo che si sta consumando un'ingiustizia.

Noi stiamo già lavorando anche ad un reclamo al Comitato dei diritti sociali del Consiglio d’Europa riferito alle violazioni della Carta Sociale Europea commesse dai vecchi governi, perchè quella norma contrattuale va cancellata”.

Abbiamo fiducia nel lavoro della magistratura .

 

Ci riserviamo di valutare nuovamente e complessivamente tutta la problematica alla luce degli esiti che porteranno le azioni giudiziarie promosse sia dal nostro sindacato che da altre organizzazioni che stanno contestando la medesima problematica

 

Lunga vita al Nursing Up

 

 

Il Presidente

Antonio De Palma

 

Associazione Nazionale
Sindacato Professionisti Sanitari della Funzione Infermieristica

CF: 96340350584