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Coronavirus, infermieri in rivolta: "Noi al fronte, subito indennizzi"

(di RITA BARTOLOMEI)

“Ho fatto sei giorni di fila + la notte di rientro terminata ieri mattina... E stamattina ero ancora là, nuovamente al fronte.... E’ sempre più dura, ora sono comparsi i camici bianchi (le tute col cappuccio, per intenderci, speriamo durino!) e c’è chi insiste nell’indossarli per più turni!!! Le mascherine Ffp2 che al momento ci forniscono ti solcano il viso, ulteriore tortura da sopportare insieme a tutto il resto. Le Ffp3 vedo che al momento sono comparse (alcune!!) in un’unità allestita per ospitare gli intubati. (...). Novità eccezionale nella disperazione del nostro presidio ospedaliero: i caschi Cpap vengono addirittura lavati per riciclarli, dato che non ne arrivano! Siamo davvero in guerra Angelo, non si può davvero capire finché non si vede coi propri occhi, si è costretti a decidere chi salvare e chi lasciare andare per mancanza di respiratori, di posti letto....".

E ancora: "Noi lavoriamo come dovrebbe lavorare una terapia intensiva. Stamani un altro signore ci ha lasciati, gli ho fatto il segno della croce e con la mia collega ho recitato l’eterno riposo, gli abbiamo dato una carezza. E mentre te lo scrivo ho ancora le lacrime agli occhi. Abbiamo appoggiato su di lui le bellissime fotografie che i nipotini avevano assemblato per lui con un FORZA NONNO!, a caratteri cubitali. Ecco Angelo, a questo vorrei che la nostra classe politica assistesse, quella che per anni ha fatto tagli alla sanità per gli scarsissimi interessi di pochi!”.

Parte da qui, da uno dei tanti messaggi che riceve ogni giorno dai colleghi infermieri al fronte il j’accuse di Angelo Macchia, responsabile Lombardia di Nursing Up, sigla sindacale della categoria. “Non c’è tregua - denuncia -. Chiediamo risorse e indennizzi per i colleghi che da più di un mese ormai lavorano nei reparti Covid-19 e che non hanno ricevuto bonus di alcun tipo. Per chi non ha avuto accesso ai rimborsi per l’alloggio, costretto a prendere in affitto stanze  nel timore di contagiare i familiari”.

Un collega denuncia la disuglianza tra chi lavora in un ospedale da campo e si vede riconosciuto un bonus da 200 euro al giorno, e chi è in reparto, dove quella cifra scende a 70 euro. Macchia fa i conti: “In Lombardia già prima dell’emergenza coronavirus mancavano 4.700 infermieri, in Piemonte 3.700, in tutta Italia saranno almeno 50mila in meno".

 "Fino a una settimana fa - ricorda ancora il sindacalista - i malati nella nostra categoria arrivavano al 12%. Ma i numeri cambiano ogni giorno”. Si tratta di tutti quegli infermieri senza voce, ricorda Nursing Up, "che rappresentano la forza vitale del nostro servizio sanitario e che si stanno ammazzando di lavoro in prima linea dal primo minuto, quelli che non tutti vedono mentre lasciano l’ospedale con i volti tumefatti per l’uso dei dispositivi di sicurezza, o con mani e piedi gonfi dopo dieci ore di lavoro continuativo, quelli che hanno difficoltà anche a respirare nelle loro tute di protezione. Ebbene è arrivato il momento di pensare proprio a loro". (Da Quotidiano.net)

Associazione Nazionale
Sindacato Professionisti Sanitari della Funzione Infermieristica

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