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Niente protezioni e stipendi miseri. Infermieri al collasso: 5mila i contagi

Sono i più qualificati d'Europa eppure fra i meno pagati d'Europa, con uno stipendio medio di 1400 euro netti al mese. Un esercito di 400mila infermieri in Italia, di cui 264.604 negli ospedali di frontiera della sanità pubblica.
Sono loro la prima linea dell'emergenza coronavirus, mandati «allo sbaraglio» - è la denuncia - a curare pazienti ad altissima contagiosità, in gran parte senza mascherine e dispositivi di sicurezza adeguati per proteggersi dal virus. Anche per questo almeno 4900 si sono infettati e si sommano ai 3.200 medici positivi al Covid-19. Ma i numeri, vista l'assenza di tamponi, potrebbero essere ben più alti del dato ufficiale dell'Istituto Superiore di Sanità. Secondo l'Iss, degli oltre 100mila contagi registrati fin qui in Italia, il 9-10% riguarda operatori sanitari, che in gran parte sono infermieri. E nell'emergenza si è insinuata la tragedia. Almeno 23 sono morti sul campo. Due si sono tolti la vita. Daniela Trezza, 34 anni, lavorava in terapia intensiva a Monza. Era positiva al Covid-19 e prima di uccidersi aveva confessato ai colleghi di aver paura di aver infettato le persone con cui era stata in contatto. Lo stesso è successo a una collega di Venezia, 49 anni. «Anche lei sotto stress dopo il contagio», spiega la Federazione nazionale degli ordini e delle professioni infermieristiche (Fnopi).
Sono ancora tantissimi, la stragrande maggioranza, gli infermieri in trincea senza sapere se hanno contratto il Covid-19 durante il lavoro e possono diffonderlo. «I colleghi sono costretti a lavorare come nulla fosse, in attesa dei tamponi» che - se ci sono - «arrivano anche dopo una settimana» e andrebbero ripetuti, è la denuncia di Nursing Up, che con una petizione ha raccolto quasi 15mila firme a difesa della categoria. «In un momento come questo, chi mette a rischio gli infermieri danneggia i cittadini». Il sindacato spiega come i «dispositivi di fortuna» arrivino «con il contagocce», comprese le mascherine chirurgiche, diverse dalle Ffp3 o Ffp2 ideali contro il virus, ma «improvvisamente elevate a rango di dispositivo adeguato da un decreto».

Non solo. «Ci sono infermieri che in questi giorni hanno lavorato fino a 32 ore continuativamente», denuncia Antonio De Palma, presidente di Nursing Up. «E c'è chi addirittura è stato obbligato a prendere in affitto una stanza vicino all'ospedale per evitare di tornare a casa e rischiare di infettare i proprio familiari. Gli organici avevano già una carenza strutturale di circa 52-53mila unità prima dell'emergenza coronavirus e con la riforma delle pensioni, entro fine anno, all'appello mancheranno 73mila infermieri.

«Siamo i mendicanti della situazione», aggiunge laconico De Palma, ricordando come in molti riescano solo a mangiare e a sopravvivere, con stipendi da 1400 euro netti al mese contro i 2600 della Germania. A Berlino si viaggia sui 41mila euro di guadagni lordi l'anno, contro i 32.500 italiani, fra gli ultimi in Europa, ben al di sotto dei 50mila dell'Irlanda, sotto i 35.500 della Spagna e i 34.200 della Francia e anni luce lontani dai 60mila euro che finiscono nelle tasche degli infermieri negli Stati Uniti. «Stipendi da fame - commenta De Palma - e questo nonostante l'eccellenza infermieristica d'Europa venga a fare la spesa qui da noi in Italia. Germania e Gran Bretagna vogliono i nostri infermieri perché non solo sono i più qualificati d'Europa, con lauree triennali e quinquennali, master di primo e secondo livello, ma anche perché sono quelli con la più grande pietas, che vuol dire empatia con i malati e capacità di relazione con i pazienti».
Al danno si aggiunge la beffa. «Il governo ha promesso mille euro di bonus baby sitter per gli operatori sanitari in prima linea, ma ha stanziato 30 milioni in tutto. Basterebbero per 30mila dipendenti, gli infermieri sono otto volte di più». Per questo ora si aspettano un risarcimento. Come quello di 200 euro riconosciuto ai 500 nuovi infermieri ingaggiati dalla Protezione civile. «Sacrosanto, rischiano la vita. Ma chi è sul fronte da oltre un mese e mezzo e ha abbandonato famiglie e figli? Un riconoscimento e un aiuto sono indispensabili anche per loro». (Da Ilgiornale.it)

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