| 

Infermiere Nursing Up in task force Covid: Si parte con paura. Stefano fra 500 Protezione Civile, spinto dall'amore per il mio lavoro

(di Elida Sergi)

Inizierà domani il particolare momento professionale che porterà Stefano Cecchetti, infermiere dell'azienda ospedaliera di Perugia, a partire per una delle regioni più colpite dall'emergenza legata al nuovo coronavirus. Stefano, un 'veterano' della professione, che fa da vent'anni, e in servizio al reparto di Gastroenterologia dell'ospedale umbro, è stato infatti selezionato per far parte della task force della Protezione Civile composta da 500 infermieri. Venerdì partirà per Roma, dove verrà effettuato su di lui e su altri colleghi un tampone: se risulterà negativo conoscerà la sua destinazione finale, dove rimarrà fino al 21 maggio: una delle regioni del Nord, l'Emilia Romagna o le Marche, le aree più in difficoltà. La paura per ciò che sarà è presente e forte, ma è anche superata dalla voglia di essere di aiuto ai colleghi che nel pieno delle difficoltà fanno tutt'ora turni infiniti, saltano riposi, sono stanchi e provati. "E' stata una scelta a pelle quella di partecipare - evidenzia- perché vedevo colleghi che erano in difficoltà e gli ammalati erano tanti. Mi sono sentito in qualche modo di partecipare, dare il mio contributo. L'Umbria è colpita, ma fortunatamente con numeri molto più bassi sia di mortalità che di casi positivi. Adesso nelle Regioni più in difficoltà la pressione sulle terapie intensive, anche se continuano ad essere sempre molto impegnate, sembra essersi leggermente ridotta. I colleghi che hanno partecipato al bando e sono partiti il 10 vengono utilizzati sulle Rsa, che sono quelle che hanno maggiori criticità al momento sia di personale che di numero di malati. E' anche la tipologia di ammalati è importante: sono tutte persone anziane". "Ammetto - prosegue l'infermiere, del coordinamento regionale Umbria del sindacato Nursing Up - che non manca la paura. Lascio una realtà più tranquilla, una famiglia a casa. Però è anche quella paura che dà la consapevolezza per lavorare con maggiore attenzione. Se non ci fosse, si tratterebbe di incoscienza verso ciò che andremo a fare. Io ho una moglie, genitori, fratelli, nipoti, lo faccio per amore verso la mia professione e non è nemmeno facile che venga capito dalla famiglia. Mia moglie, ad esempio, mi ha detto che non condivide a pieno la scelta, però che mi rispetta ed è giusto che se si tratta di un'esperienza di vita e di lavoro che voglio fare io sia libero di andare. E' un misto tra paura e voglia di vivere questa esperienza, per dare una mano ai colleghi. Paura della malattia, del Covid, di calarti in delle realtà che magari sono totalmente diverse". "Il pensiero piu' grande quando ho avuto la conferma di essere stato selezionato - aggiunge - era proprio quello di dirlo ai miei cari, non sapevo come avrebbero reagito. La mia speranza era che mi chiamassero quando ho fatto la domanda, lo scoglio maggiore era informare chi mi sta vicino". "Avevo visto il bando, ho partecipato subito anche se non avevo la presunzione di venire scelto -conclude - erano circa 9800 domande per 500 posti. Tutti coloro che le hanno fatte penso siano stati spinti dall'amore per la professione. Da quell'essere infermiere che va oltre il fare l'infermiere". (ANSA)

Associazione Nazionale
Sindacato Professionisti Sanitari della Funzione Infermieristica

CF: 96340350584