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Infermieri di Famiglia: Corte dei Conti ne certifica la palese mancanza durante il Covid

ROMA - Infermieri di famiglia e comunità per implementare un nuovo modello di assistenza domiciliare anche durante la pandemia per pazienti covid e non covid: ancora a rilento l'immissione nel sistema. Il decreto Rilancio ne ha previsti 9.600 a maggio 2020, per il primo anno con contratti flessibili e dal 2021 assunti a tempo indeterminato: finora sono in servizio solo in 1.132, l'11,9% delle previsioni. A certificarlo è la Corte dei conti nel suo Rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica, dove si dice chiaramente che "limitato è il grado di attuazione di misure, quali l'utilizzo degli Infermieri di comunità" e "incerti anche i risultati sul fronte del potenziamento dell'assistenza domiciliare o del recupero dell'attività ordinaria sacrificata nei mesi dell'emergenza, che rappresenta forse il maggior onere che la pandemia ci obbliga ora ad affrontare". La Corte dei conti parla chiaro: 747mila ricoveri in meno e 145 milioni di prestazioni ambulatoriali per i pazienti non Covid saltati per la pandemia e non ancora recuperati, visto che delle risorse stanziate per farlo è stato utilizzato solo il 62% (in alcune Regioni anche meno del 20%). E dei 32mila Infermieri impegnati nell'emergenza (soprattutto in ospedale), la maggior parte sono a tempo determinato: il 27,4% hanno avuto un contratto stabile. "L'assistenza sul territorio, ma a che quella in ospedale - afferma Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche - non si può limitare all'emergenza difronte ai milioni di prestazioni 'saltate' e che per ora non si accenna a recuperare. Per questo non si può pensare di utilizzare personale assunto in modo precario: è necessario riorganizzare i servizi e integrare gli organici. La carenza di Infermieri supera le 60mila unità e il peso si questa situazione si fa sentire in modo sempre più serio sull'assistenza". "Senza Infermieri non c'è salute, ma soprattutto non c'è assistenza h24 - aggiunge Mangiacavalli -. Ora, grazie anche al Recovery Plan che stanzia risorse importanti proprio per implementare le cure di prossimità, il Governo metta in campo tutte le misure per potenziare gli organici infermieristici e per stabilizzarne l'inquadramento contrattuale: oggi la media degli Infermieri per mille abitanti è di circa 5,7, mentre nei paesi dell'OCSE supera l'8,5". "Gli studi nazionali e internazionali parlano chiaro: pochi Infermieri riducono anche il livello di assistenza erogato dai servizi. La correlazione del numero di assistiti in carico a ogni infermiere (nel servizio pubblico) lega, a ogni paziente in più, rispetto a uno standard medio di 6 per professionista, un rischio aumentato di mortalità del 5-7% (ma in alcuni servizi, come le Terapie Intensive o l'assistenza pediatrica, il rapporto diminuisce a 4 e anche a 2 pazienti per infermiere). Non si può non garantire l'assistenza con personale stabile, motivato e formato secondo le linee specialistiche di cui anche durante i momenti più gravi dell'emergenza è emersa la necessità"

Associazione Nazionale
Sindacato Professionisti Sanitari della Funzione Infermieristica

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