UN PO’ DI STORIA RECENTE DEL NURSING UP


DAL RINNOVO DEL CCNL SANITA’ (TRIENNIO 2016/2018) AGLI SCIOPERI

Dopo aver inutilmente cercato risposte ai numerosi interrogativi ed all’indignazione che il testo del CCNL del comparto Sanità (triennio 2016/2018) ha suscitato nel Nursing Up, in occasione della contrattazione collettiva nazionale (o di 1° livello) in sede ARAN, a gennaio 2018 lo stesso Nursing Up ha dapprima proclamato la mobilitazione di categoria e poi uno sciopero nazionale di 24 ore per il giorno 23 febbraio 2018. La giornata di sciopero è stata determinata da una grande manifestazione pubblica, svoltasi in Piazza Santi Apostoli a Roma, alla quale hanno massicciamente partecipato migliaia e migliaia di infermieri provenienti da tutta Italia.

Al successivo sciopero di 48 ore, fissato per i giorni 12 e 13 aprile 2018, hanno partecipato buona parte degli iscritti al Nursing Up, creando il blocco delle attività infermieristiche di gran parte delle sale operatorie negli ospedali e negli ambulatori delle aziende sanitarie locali di tutto il territorio italiano. Un’adesione al di sopra di ogni possibile aspettativa, testimone di una chiara e netta opposizione degli infermieri ai contenuti – fortemente caldeggiati dal Governo italiano (e, quindi, dai datori di lavoro pubblico) - del CCNL (triennio 2016/2018) che era atteso dalla categoria degli infermieri da circa nove anni di blocco – anche questo imposto dagli ultimi Governi italiani - di tutte le attività negoziali necessarie ai rinnovi contrattuali.

OUTPUT encoded/decoded text Oggetto di una più approfondita ed ampia discussione, con una maggiore apertura verso le rivendicazioni di categorie numericamente determinanti nell’ambito del SSN pubblico (quale quella degli infermieri), avrebbero dovuto essere proprio quei temi che, per la loro particolare attinenza alla professione infermieristica in Italia, era necessario (come lo è tutt’oggi) affrontare con la massima schiettezza esattamente in quella sede negoziale. Ma anche in quella occasione sono rimasti del tutto irrisolti:


SUL CAMPO DI BATTAGLIA: LE NOSTRE RIVENDICAZIONI

Nursing Up ha chiesto e, dunque, continua a chiedere al Governo italiano:

  1. di assumersi le proprie responsabilità incrementando le risorse a disposizione della contrattazione pubblica, per dare risposte concrete agli infermieri ed ai professionisti sanitari del comparto, e realizzare provvedimenti strutturali volti al riconoscimento concreto del loro ruolo, del loro elevato profilo formativo e delle loro responsabilità;

  2. che finanzi, come già avvenuto per i medici, la RIA (Retribuzione Individuale di Anzianità) del comparto e che porti i professionisti sanitari dalla categoria D, nella quale sono attualmente inquadrati, alla categoria DS;

  3. l’emanazione di direttive e lo stanziamento di risorse finalizzate ad una revisione completa del sistema delle indennità, ivi compreso il finanziamento dell’ex indennità infermieristica di cui all’articolo 40 del CCNL Sanità firmato il 7 aprile 1999 (non è più accettabile che ad un operatore che svolge un turno di lavoro notturno spetti una indennità di poco superiore a € 2,00 all’ora durante il periodo che va dalle ore 22 alle ore 6 del mattino);

  4. l’emanazione di direttive e lo stanziamento di risorse finalizzate a sostenere l’aggiornamento professionale dei professionisti del comparto, a favore dei quali occorre introdurre una riduzione del debito orario settimanale (orario di servizio) di almeno 4 ore da destinare ad attività di aggiornamento (come del resto già è previsto per i medici);

  5. l’emanazione di direttive e lo stanziamento di risorse finalizzate all’immediato e stabile riconoscimento, sia economico che giuridico, delle competenze, anche al fine di valorizzarle, sia cliniche sia gestionali possedute dagli infermieri e dalle altre figure professionali sanitarie non mediche, includendovi gli infermieri specialisti e gli esperti in applicazione della Legge 1 febbraio 2006, n. 43, nonché per la valorizzazione economico-giuridica della funzione di coordinamento;

  6. l’emanazione di direttive volte a detassare il cosiddetto salario di produttività – come, del resto, già si verifica nel caso di un lavoratore che presta la propria attività professionale nel settore privato – nonché a dare soluzione al demansionamento della categoria degli infermieri, risultante dal blocco del turnover e dalle mancate sostituzioni del personale a vario titolo assente;

  7. di cessare col dare continue indicazioni all’ARAN affinché discuta ai tavoli negoziali del CCNL ipotesi di deroghe a quel tempo minimo stabilito dalla legge di “Undici ore di riposo consecutivo ogni ventiquattro ore” (cfr. art. 7, comma 1, del D.L.vo n. 66 dell’8.04.2003, che recepisce le Direttive 93/104/CE e 2000/34/CE), perché, in caso contrario, gli infermieri ne uscirebbero massacrati, con le inevitabili ripercussioni nell’assistenza da prestare al cittadino;

  8. un concreto impegno ad attivare procedure volte a riconoscere, nei confronti dei professionisti sanitari del comparto sanità, il diritto all’esercizio dell’attività libero-professionale, anche con modalità analoghe a quelle già previste per il personale medico;

  9. la creazione, per il personale infermieristico e sanitario, della “Distinta sezione contrattuale” prevista dall’art. 40, comma 2, ultima locuzione, del D.L.vo 30.03.2001 n. 165, ricorrendo, allo stato, le condizioni previste dal legislatore;

  10. l’adozione di idonee direttive ed azioni concrete volte a superare l’attuale mancanza di criteri generali, nazionali ed uniformi per la determinazione, in ogni azienda sanitaria e per ogni servizio da queste erogato, delle dotazioni organiche infermieristiche e delle figure di supporto.



Associazione Nazionale
Sindacato Professionisti Sanitari della Funzione Infermieristica

CF: 96340350584